Rosa Genoni: la stilista femminista che inventò il made in Italy

E’ destino di molti, e di molte donne di sicuro, di aver dato un contributo prezioso e durevole e di essere dimenticati. E’ il destino di quelli che sono interessati a fare più che a dire quello che hanno fatto o stanno facendo. Per fortuna esistono gli archivi, esistono i figli e i nipoti, che possono prendere in mano quel destino e fargli fare una giravolta. Ed esistono le mostre, come quella che è in corso ora all’Archivio di Stato di Milano e alla cui inaugurazione e convegno sono stata sabato scorso.

 

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Così Rosa Genoni, che alle appassionate di moda come me era fino a sabato un nome sconosciuto, sta ritornando ad essere messa al suo posto, con tutti i suoi meriti, la sua bravura e il patrimonio di abilità che ci ha lasciato.

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Ai tempi di Rosa Genoni (stiamo parlando dei primi del novecento) una non faceva la stilista ma la sarta. E cominciava dall’apprendistato. Rosa ha fatto la “piscinina” in una sartoria milanese, ha imparato l’arte e in poco tempo è diventata una creatrice di moda. E’ un vero peccato che di tutte le sue creazioni siano rimasti solo alcuni bozzetti e due modelli, ospitati a Pitti a Firenze. In realtà, sempre a Pitti, sono rimasti anche tanti campioni dei ricami che Rosa inventava e faceva fare. Secondo me è qui che la sua arte ha raggiunto la meraviglia. Perché i ricami fatti di perline, di cannuccelle di vetro, di fili anche argentati, dorati e metallici, sono davvero meravigliosi. Ingegnosi, inventivi, delicati, pieni di grazia. E supermoderni.

Avete presente quei golf di mohair di Prada con i ricami, della collezione inverno 2018? Molto fotografati e molto belli. Potrebbero essere usciti dalle mani di Rosa Genoni.

Ci sono altre due cose fondamentali che definiscono la figura di Rosa Genoni:

  • è una femminista, una pacifista, una suffragetta, una donna che promuove l’emancipazione delle donne. Che insegna come un mestiere (nel suo caso quello di sarta) è la strada per l’indipendenza economica, e da qui anche l’indipendenza nei giudizi, nelle scelte, nella vita.
  • invece di scimmiottare la moda francese imperante, riparte dalla propria cultura e tradizione, e quindi dall’arte italiana. Sono i quadri dei grandi pittori del Rinascimento ad ispirare i drappeggi e le fogge dei suoi abiti, e la natura varia e rigogliosa ad ispirare i ricami e le decorazioni. In questo senso Rosa Genoni è la vera antesignana del concetto di Made in Italy (by the way, il terzo marchio più contraffato ai nostri tempi, dopo Coca Cola e Visa)

E secondo me c’è una terza cosa, che io ritengo la vera preziosa qualità di Rosa Genoni, e che è anche quello che ci ha lasciato: la cura.

La cura con cui disegnava ogni singolo dettaglio nei figurini, con cui sceglieva ogni singolo pezzo della decorazione, con cui poi li metteva insiema, e li cuciva, con punti semplici ma efficaci. La cura con cui veniva studiato ogni drappeggio, ogni piega, ogni tessuto. La cura con cui insegnava alle sue allieve. La stessa cura con cui difendeva la pace e l’armonia, lottava per un mondo migliore, in cui le donne fossero trattate con dignità e giustizia.

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Quella cura che mi fa dire che oggi ci vorrebbe un altro Obama, che scegliesse come claim Yes, we care invece di Yes, we can.

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

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