Uomini che vestono da donna e donne che vestono da uomini

Nello scambio di contributi che stiamo facendo io di Chic After Fifty con Alfieri Jewel Design stanno venendo fuori cose molto interessanti.

Che oltre a dimostrare che due teste sono “megl che one”, ci permettono di affrontare con leggerezza e divertimento degli argomentoni che altrimenti ci spaventerebbero.

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Mi riferisco ai generi, maschile e femminile. Di cui sui giornali si dibatte e si riflette molto, perché nel nostro mondo fluido la divisione biologica elementare tra maschi e femmine non regge più.

Ora sia chiaro che io e Verde ci limitiamo ad osservare quello che ci circonda e a dire la nostra. Non abbiamo ambizione di giudicare o dare consigli o anche opinioni. Cerchiamo di capire. E ve lo raccontiamo.

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Dunque alle sfilate di moda si vedono, con una frequenza mai registrata prima, uomini con le gonne, con le scarpe con i tacchi, con gli spacchi, con gli abiti da sposa persino. Sono provocazioni, certo, ché la moda di quello vive. Ma la moda ha anche un grande fiuto e coglie lo spirito dei tempi, e quindi io non la sottovaluto mai.

Verde dice che vorrebbe gli uomini uomini, e non degli uomini che fanno le donne. E chi le può dare torto?

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Però a me è venuta in mente una cosa: che anche le donne si vestono da uomo. Io stessa su questo blog ho messo una “divisa” da donne chic con pantaloni e scarpe basse. Ci sono stati anni in cui andava di moda mettersi la cravatta. Le camicie da uomo noi donne le abbiamo sempre portate. E le stringate maschili. E i blazer, più o meno modificati. Spesso sui giornali femminili ci sono le cose “rubate al guardaroba di lui”.

Certo ci sono stati tempi, diciamo un centinaio di anni fa, in cui non era pensabile, nelle nostre culture occidentali, che le donne mettessero i pantaloni. I pantaloni avevano una serie di vantaggi pratici, che non a caso corrispondevano e rappresentavano la libertà dei maschi di fare, correre, saltare. Che poi diventava la libertà di scegliere che vita fare e anche di trasgredire. La libertà di essere chi ci si sentiva di essere.

Possiamo dire, credo, che la liberazione delle donne è passata anche attraverso i pantaloni. Credo che parecchie signore after fifty si ricordino di aver dovuto lottare loro stesse, per mettere i pantaloni a scuola, tanto per fare un esempio. E non a caso le donne sono arrivate a portare i pantaloni prima in paesi da questo punto di vista più evoluti come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. E gli uomini non ne sono stati certo contenti, anzi. Non a caso, il detto “chi in casa porta i pantaloni” voleva dire che gestisce il potere.

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Allora gli uomini con la gonna e i tacchi e un po’ degli accessori tradizionalmente femminili, insieme al khol sugli occhi, al fondotinta, ai capelli lunghi e allo chignon, che peraltro ci sembrano più accettabili, ci stanno parlando, e pure forte. Direi che ci stanno  urlando. Che cosa di preciso io non l’ho ancora capito. Ma è chiaro che le donne non possono cambiare senza che cambino anche gli uomini. E che quando hai fatto partire un processo, i risultati sono imprevisti e destinati a spiazzarci.

Io vi dirò una cosa, per concludere: che alcune di queste trasformazioni maschili già mi piacciono, e che sebbene non sappia dove andiamo a finire, sono molto felice di vivere in un’epoca di grandi cambiamenti. Che sì sarà un po’ faticoso, ma di certo non ci si annoia mai e si è costretti a tenere il cervello sempre in movimento!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

4 pensieri su “Uomini che vestono da donna e donne che vestono da uomini

  1. Se non si debbono compiere movimenti d’agilità, gonne od abiti lunghi sono più confortevoli anche dal punto di vista termico e, con la pioggia, meglio una gonna con gli stivali. Come ben evidenziato, purtroppo, la società cosiddetta occidentale contemporanea vorrebbe instaurare stretta correlazione tra genere, sesso ed abbigliamento, impedendo ad un maschio di fare quello che, al pari della femmina, ha sempre fatto da millenni: avvolgersi una pezza di stoffa intorno alla linea di cintura. Al contrario, a parte i reggiseni, che, per ovvie ragioni anatomiche sono destinati al sesso femminile, tutto il resto va bene per chiunque: è semplicemente una questione di gusto personale, nel preferire un capo od un altro, nel vedere meglio un capo su di un uomo o su di una donna. Inoltre, esistono i condizionamenti culturali, che tendono ad ingabbiottare tutto in categorie stagne e, complice il ruolo che la società (in)civile assegna al maschio ed alla femmina, quest’ultima considerata inferiore ancora oggi, si vorrebbe, tramite i codici d’abbigliamento, rimarcare le differenze, come se l’abbigliamento civile fosse una divisa militare. Se la femmina, oggi, indossa i calzoni, avendone, faticosamente, a prezzo di pesanti critiche, conquistato il diritto, è considerata emancipata, evoluta, poiché si veste come il sesso considerato predominante, mentre il maschio, nel mondo occidentale, non ha ancora conquistato il pieno diritto d’indossare abbigliamento indiviso come gonne od abiti a tunica perché considerati, a torto, femminili e, come tali, relativi ad un individuo di rango inferiore e la considerazione d’inferiorità non riguarda solo la galassia islamica, ma, in maniera strisciante, sta anche altrove. Questo per quanto riguarda le persone senza alcun disturbo dell’affettività o della sfera sessuale, le quali intendono indossare quello che più aggrada, senza essere vittime di condizionamenti o convenzioni (a)sociali. Diverso, invece, il caso di travestitismo, disforia di genere, omosessualità ed altro: qui una persona vuole vestire come quel sesso, diverso dal proprio sesso biologico, cui però vorrebbe appartenere o come vorrebbe apparire; in questo caso, abbiamo, comunque, un adattamento agli stereotipi ed ai condizionamenti attualmente in vigore.
    Già il 19 agosto 2014, compariva un interessante dibattito (https://ilragno.wordpress.com/2014/08/19/fuori-dagli-schemi-uomini-che-si-vestono-da-donne/) iniziato da una sociologa che tratta diversi argomenti e spunti di riflessione; il successivo 9 ottobre 2014, Sabrina Spirolazzi in un suo articolo pubblicato da Cronaca Ossona (http://www.cronacaossona.com/2014/10/09/uomini-con-la-gonna-fanno-la-moda/) scriveva: Le avevo viste l’estate scorsa. Sinceramente ero a una presentazione di una nuova collezione uomo con un caro amico. Sto parlando delle gonne che alcuni modelli indossavano … (omissis) … per le vie di Milano si aggirano uomini con la gonna. Oltretutto, l’altra mattina davanti a me c’era un giovanotto con il mio stess ooutfit… (omissis) … devo dire che mi piaceva, sicuramente non è il tipo di uomo con cui uscirei ma devo dire che l’insieme sobrio e discreto non mi ha sconvolta. Ho fatto una ricerca online e con stupore ho notato che molti stilisti la proponevano. Poi molti si sono lanciati in analisi sul perché gli uomini usano la gonna. Cazzate, gli piace essere notati, punto e basta. Quanti dei miei amici hanno una gonna nell’armadio? Nessuno. Quanti vorrebbero per una volta indossarla? In molti credetemi. Molti più di quanto immaginate …
    Più recentemente, in data 11 gennaio 2018, il Corriere Adriatico, in un articolo firmato da Maria Teresa Bianciardi (https://www.corriereadriatico.it/sonar/look/sonar_look_uomini_preferiscono_gonne_collezione_choc_art_school-3477223.html) afferma che la collezione non resterà nell’ombra, giacché, oggigiorno, ci siamo già abituati alle borsette maschili e l’abbigliamento indiviso non tarderà a comparire.
    Superfluo osservare che anche chi scrive, in assenza di esigenze particolari, gradirebbe indossare abbigliamento indiviso.

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    1. Gentile Anonimo, grazie per il suo lungo e dettagliato commento. In effetti sì, un giorno tutti speriamo che ci sia una vera libertà e che ci si possa vestire come più ci aggrada. Io non userei il termine “indiviso” che lei sembra aver scelto per indicare un abbigliamento che non divida ma qualifichi o caratterizzi. Forse perché è un termine che non si usa, mi dà un’evocazione di indeterminazione che non mi piace. Le donne, che io conosco bene, amano poter variare il loro abbigliamento perché si sentono ogni giorno diverse. Immagino che anche gli uomini si sentano ogni giorno diversi, e quindi lascerei volentieri anche a loro la stessa libertà. Un abbigliamento che parli e comunichi, senza dividere.

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      1. Preferisco, per ora, mantenere l’anonimato su questi argomenti; ad ogni buon conto, l’aggettivo indiviso si riferisce alla conformazione dei capi cosiddetti femminili, come gonne od abiti a foggia di tunica, i quali non sono divisi in due tronconi che fascino singolarmente gli arti inferiori: in Inglese, esiste l’aggettivo unbifurcated per indicare proprio questi capi.

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