Human Spaces al Fuorisalone

Da qualche parte bisogna pur cominciare, e chi ben comincia…

Così ieri ho iniziato il mio Fuorisalone partendo dalla visita al nuovo Museo del Design alla Triennale. La mancatissima visita, purtroppo, perchè pur avendo organizzato un’anteprima gratuita per il pubblico, hanno pensato bene di metterla in concomitanza con la visita del Premier. Ma si può? Quindi zero visita dopo un po’ di attesa e la coda che si è creata per l’enorme ritardo sull’orario previsto di apertura al pubblico. Miei commenti e varie rimandati ad articolo adeguato… perchè non solo pare che l’esposizione sia veramente brutta (non tanto gli oggetti che sono sempre gli stessi, mi riferisco all’allestimento), ma pensare di fare un evento gratuito in concomitanza della visita del Premier, ci vuole proprio, ma proprio tutta. Eh?

Così, delusa, mi sono spostata alla Statale per vedere la ormai rinomata esposizione organizzata dalla rivista Interni, che come ogni anno propone nuovi progetti di design costruiti su temi sempre in relazione con aspetti e necessità della vita umana, come con l’edizione di quest’anno dal titolo Human Spaces.

La sorprendente struttura realizzata con stampa 3D utilizzando plastica riciclata

Quest’anno dopo le esperienze tecnologiche, l’inquinamento, i consumi, Interni dedica la sua mostra principale a qualcosa di più a misura d’uomo relazionato alle sue necessità di spazio, benessere e qualità della vita, sia dal punto di vista etico che estetico, ecco che si crea un rapporto più intimo, concreto e profondo legato agli esseri umani e le loro necessità.

Questo un po’ il succo del percorso espositivo costruito all’interno dei magnifici chiostri dell’università Statale, ma solo poche installazioni, a mio avviso, hanno perfettamente centrato il significato che sta alla base della visione e del contesto che ha ispirato questa mostra mancando in alcuni casi il tema, fulcro centrale, che avrebbe dovuto ispirare la creazione di nuovi oggetti e processi che mirano a migliorare l’esistenza e la convivenza e riducendosi solo a mera pubblicità aziendale dagli effetti speciali luminosi.

L’enorme scritta “Help” realizzata con tappi in plastica riciclati, che col buio si illumina come lava incandescente.

La mostra si trasforma quindi in un progetto molto più legato all’ambiente, alla salvaguardia del territorio e al concetto di sostenibilità nella sua accezione più ampia.

Ecco il perchè dell’enorme scritta HELP, che gigantesca lancia il suo grido d’aiuto, voluta da Maria Cristina Finucci e realizzata con quasi due tonnellate di tappi di plastica. Al suo fianco i due abeti rossi della “Foresta dei Violini” di Piuarch, sospesi tra il colonnato e un enorme cavalletto. Con un omaggio al Teatro Olimpico del Palladio, Massimo Iosa Ghini gioca con profondità e prospettive per ridisegnare spazio e tempo e scomporre la percezione dell’essere umano.

Massimo Iosa Ghini profondità e prospettive per ridisegnare spazio e tempo.

Andate a visitare l’esposizione tenendo conto del tema principale e del suo significato, e poi ditemi il vostro parere.

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