Di quando ho cominciato a leggere in inglese e di Robertson Davies

Mi facevano una grande invidia, quando ero giovane, le persone che riuscivano a leggere in inglese. Il mio compagno dei tempi, che quando gli dicevano come sai bene l’inglese, dove l’hai imparato, rispondeva con nonchalance “mostly reading”.

Io l’inglese l’ho imparato tardi. A scuola ho studiato francese, che è una lingua bellissima e che sono molto felice di conoscere, ma che negli anni Ottanta non era per niente cool. Negli anni Ottanta era un po’ come adesso, l’inglese lo dovevi sapere. Non solo per lavoro o per tuo piacere. La Milano da bere, la Milano della pubblicità lo dava per scontato.

Ho cominciato a studiarlo all’università, l’inglese, e poi sono andata in America e in qualche modo ho cominciato a cavarmela e a non vergognarmi più di questa terribile mancanza. Però cavarmela non mi bastava. Volevo saperlo bene, l’inglese.

E allora ho cominciato a leggere.

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Non vi dico la fatica, all’inizio. Penso perché mi vergognavo di essere così ignorante, non ho chiesto a nessuno un suggerimento da dove potevo cominciare. Sono andata in libreria, l’estate che ero a Boston dopo che avevo finito l’università, e ho comprato un libro. Non so perché ma ho comprato The lyre of Orpheus di Robertson Davies. Neppure un libro americano, ma canadese. E soprattutto era il terzo volume di una trilogia, The Cornish Trilogy. Questo vi dà l’idea di quanto capivo.

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Ma io sono tenace e non mollo e il libro l’ho letto tutto, con il vocabolario vicino e con infinita pazienza. E poi ho preso il secondo libro della trilogia, What’s bred in the bone, e poi anche il primo, The rebel Angels. Libri che poi ho perso nei miei vari traslochi e cambiamenti e che spero un giorno riuscirò a rileggere.

Sono dei libri belli ma la ragione per cui li amo è lo sforzo che ho fatto per leggerli. Il ricordo che ne conservo è impreciso quanto al contenuto, ma è pieno di affetto per quella me giovane e ostinata, vergognosa e ambiziosa. Perchè è un po’ la stessa me di ora, riveduta e corretta dall’età, dalle esperienze, dalla vita. La me stessa che è anche chic after fifty e che ha due, tre, cento anime e giornate di solo 24 ore!

E voi? Ce l’avete anche voi un libro a cui siete affezionate/i per ragioni che hanno poco o niente a che vedere con il libro?

Se volete raccontarmelo sapete dove trovarmi!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com e GreyPanthers.it

2 pensieri su “Di quando ho cominciato a leggere in inglese e di Robertson Davies

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