Salviamo il Caffè Greco a Roma

Mi ci metto pure io. Proprio in queste ore si sente parlare di sfratto esecutivo allo storico e rinomato Caffè Greco a Roma. E pensare che giusto domenica 13 ottobre ero proprio lì per il piacere di bermi un caffè al bancone di questo locale. Al mattino iniziata la mia lunga passeggiata per Roma, avevo pensato “scendo la scalinata di Trinità dei Monti, entro in via Condotti e vado al caffè Greco, come farebbe una diva del cinema” (ogni tanto fa bene allo spirito sentirsi così 😉 !).

I bellissimi interni del Caffè Greco a Roma. Ogni centimetro di questo locale è occupato da un’opera d’arte.

Leggendo gli articoli di queste ultime ore, pare non ci sia nulla da fare? La società proprietaria sono 2 anni che tenta di fare ricorso in tribunale. Sono state fatte molte offerte anche da prestigiosi marchi di moda che si prenderebbero l’onere di pagare un affitto pazzesco. Vittorio Sgarbi offre cappuccio e brioche, addirittura sono intervenute ambasciate. Ma come si fa a far chiudere un locale come questo, ricco di 250 anni di storia?

Come stanno le cose? L’Ospedale Israelitico, proprietario delle mura, ha sfrattato due anni fa i gestori che negli ultimi dodici anni hanno pagato 17 mila euro al mese e che stanno tentando il tutto e per tutto per non andarsene nonostante oggi sia previsto lo sfratto esecutivo.

La nuova richiesta sarebbe di circa 120 mila euro (non 180 mila come dicono alcuni giornali) per 350 mq. di spazio che, stando alle ultime valutazioni immobiliari di via Condotti, per quel tratto di strada è addirittura al di sotto del valore di mercato. Avete capito bene, c’è chi in via Condotti paga molto più di 120 mila euro al mese di affitto. Follia.

Questa la dichiarazione della proprietà dei muri.

OSPEDALE ISRAELITICO – “L’Ospedale Israelitico di Roma, in qualità di proprietario dell’immobile del Caffè Greco in via dei Condotti, comunica che il contratto d’affitto con l’attuale gestore del Caffè Greco si è concluso nel settembre del 2017 e, a malincuore, l’Ospedale Israelitico, ha avviato ormai due anni fa la procedura di rilascio del locale non avendo trovato con l’attuale gestore un accordo economico in linea con il valore di mercato”. Così, in una nota, l’Ospedale Israelitico che “conosce il valore storico dei luoghi e l’importanza della cultura – si legge – e assicura che i beni all’interno dell’immobile, e in particolare gli arredi di pregio, continueranno a essere tutelati, in linea con i principi che hanno finora guidato la tutela dei valori culturali del locale storico”.

“I ricavi derivanti dall’affitto dei locali sono sempre stati e saranno impiegati dall’Ospedale Israelitico di Roma nell’assistenza ai malati e per migliorare i servizi sanitari a beneficio di tutti i cittadini. Poche ore fa – conclude la nota – abbiamo ricevuto una richiesta di incontro da parte della Cgil Filcams in merito alla situazione dei dipendenti del gestore uscente Antico Caffè Greco Srl. Il Presidente dell’Ospedale, l’avvocato Bruno Sed, ha accordato un appuntamento alle sigle sindacali mostrando massima attenzione nei confronti dei lavoratori”.

Che dire? Staremo a vedere. È come se sfrattassero il caffè Florian a Venezia o il Savini a Milano. Salterà fuori qualche gruppo straniero fatto di arabi o cinesi che si accollerà il folle affitto? E poi quanti caffè e pasticcini dovranno vendere per pagare le spese? Ma soprattutto, quello che mi preme di più, dove finiranno le innumerevoli opere d’arte che ricoprono i muri interni e tutti gli arredi di pregio?

3 pensieri su “Salviamo il Caffè Greco a Roma

  1. Stiamo scherzando con le cose serie? Sarebbe opportuno creare un gruppo sufficientemente numeroso di comuni Cittadini, finalizzato all’acquisto dei muri o, meglio, che la Sovrintendenza ponga strettissimi vincoli.

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    1. Cosa intende dire per “scherzare con le cose serie”? Io non sto scherzando.
      Sono i romani che si devono dare da fare e rimboccarci le maniche per una volta. Anche se in realtà ci sono parecchie cose sulle quali i romani dovrebbero darsi una smossa.

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      1. Prima persona plurale con significato impersonale e d’accusa nei confronti d’ignoti, che, poi, tanto ignoti non sono. Non ho assolutamente intenzione di dichiarare che la S. V. stia scherzando. Purtroppo, i Romani di oggi non sono più quelli che hanno fatto un Impero di civiltà durato secoli.

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