Like, follower, algoritmi e il bisogno di conferme

Come molti blogger mi chiedo anch’io da che cosa dipende il traffico quotidiano. Perché certi pezzi che mi sembrano interessanti passano del tutto inosservati e certi articoli che ritengo banali piacciono. Perché certi giorni arrivino molte visite e altri no.

E come molti che stanno su FB mi chiedo con che criterio certi post si vedono e altri no, certe persone si riescono a seguire e altre no. Dei follower della pagina so che se non pago resto inchiodata dove sono.

Instagram non è diverso: ci sono persone con tantissimo seguito che postano foto insignificanti.

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Alcuni di questi misteri sono quelli della vita: perché la gente legge certi libri, si appassiona a certi cantanti, guarda Titanic 30 volte e nessun altro film. Ognuno di noi ha la sua testa, e niente è più insondabile della mente umana.

Però poi ci sono le certezze apparenti, in primis gli algoritmi. Tra i tanti libri che mi capitano fra le mani ce n’è uno, L’accordo perfetto di Fabio Guaglione, un thriller in cui la coppia protagonista si è formata grazie a un’agenzia che usa degli algoritmi molto sofisticati e in grado di garantire la perfezione e la durata della coppia. Ora al di là della storia quello che mi ha colpito è il fatto che sempre di più deleghiamo all’esterno e possibilmente a una macchina le decisioni importanti della nostra vita. Come se fosse davvero possibile che una macchina, per quanto sofisticata, ci possa mettere al riparo dagli imprevisti della vita. Come se una macchina ne sapesse più di noi… chi glielo insegna?

algoritmo

E qui mi sembra che andiamo al di là del bisogno di approvazione, e in un territorio più rischioso della dipendenza da like (che senza arrivare alla dipendenza, il nostro traffico tutti noi che scriviamo su internet lo controlliamo, no?). Le macchine le costruiamo noi, e la fantascienza si nutre e ci ha nutrito di storie in cui le macchine, come tutti i bravi servi, diventano padroni. Ma appunto è fantascienza. E se anche nella realtà dessimo troppo potere alle macchine? Che non sono neppure chic?

Che ne dite?

Buona giornata intanto!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com e GreyPanthers.it

 

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