Le Anna Karenina che siamo state e non vogliamo più essere

Non posso dire che Anna Karenina sia tra i miei libri più amati. Però non posso negare che sia stato importante leggerlo, soprattutto perché la figura di Anna Karenina è così ricorrente, così citata, così spesso evocata che è importante sapere da dove tutto è partito.

Anche perché sappiamo bene che nei libri ognuno trova quello che è e quello che sta cercando in quel momento, e quindi interpretazioni e travisamenti sono costanti e tutto sommato naturali.

Anna Karenina è l’eroina romantica per eccellenza, e sono in tante le donne che si identificano in lei. Grazie anche alle bellissime trasposizioni cinematografiche. Donne che se chiedi loro chi è la donna che amano di più della letteratura, che sentono più vicina, rispondono Anna Karenina. Io invece non mi sono mai sentita affine a questa eroina, anzi mi è sempre sembrato necessario prendere le distanze.

Credo sia proprio per quello che Anna Karenina rappresenta, per noi donne. Quell’amore senza limiti e confini, assoluto, che domina la vita e non lascia spazio ad altro. L’idea della fusione fra due esseri umani. E insieme il terrore di non essere amate, di perdere l’amore, che diventa certezza e distrugge tutto. Chi di noi non ci è passata, per una tempesta emotiva di questa portata, con tutta la sua bellezza e poi il suo orrore. Alcune vorrebbero viverla e riviverla, quell’intensità fuori dal normale. Altre capiscono che l’amore non dovrebbe arrivare a quel punto di follia, perché intorno e dopo quel punto non è più amore.

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Anna Karenina sembra incarnare l’idea che un rapporto d’amore non abbia bisogno d’altro, si sostenti da sè e si debba sostenere da sè. Il suo rifiuto di divorziare dal marito e di sposare Vronskij si spiega solo con la volontà di non “sporcare” il rapporto d’amore con legami e vincoli sociali, esteriori, di convenienza o comodità ma anche di riconoscimento. E a me è proprio questo che infastidisce e non piace di Anna Karenina. Perchè oltre a non essere realistico, vivere in una bolla nella quale ci siamo solo noi e l’amato, non è neppure sano. Di cosa ci si nutre, se non si hanno relazioni con il resto del mondo? Mi sembra fosse Kafka a dire che l’amore muore di inedia o di sazietà. E sebbene la morte per inedia sia più dolorosa, anche l’altra è morte…

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Quindi insomma, spero di non esservi sembrata cinica, e di sicuro se non avete letto questo bellissimo romanzo fatelo subito. Poi magari mi dite che impressione ha fatto a voi, Anna Karenina…

Buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com e GreyPanthers.it

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