Di cosa parliamo quando parliamo di alberi

Ve lo ricorderete, quello splendido racconto di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. Titolo così bello da essere stato ripreso infinite volte, usato e abusato.

Oggi ho letto, come spesso succede, notizie contrastanti sugli alberi. Che ne vengono abbattutti inutilmente nelle città. Che ne vengono piantati virtuosamente in zone di grande necessità.

Mai come ora si era parlato tanto di alberi. Che pure sono sempre stati fra noi, compagni di ombra e di silenzio, servizievoli e preziosi. Ci sono diversi libri che raccontano, in modi diversi, gli alberi.  Vi cito quelli che mi vengono in mente così d’acchito: La resilienza del bosco di Giorgio Vacchiano, L’uomo che piantava alberi di Jean Giono, Verde brillante di Stefano Mancuso, Il sussurro del mondo di Richard Powers, Pelle di corteccia di Annie Proulx.

Due domeniche fa abbiamo fatto una cosa molto bella, con Legambiente: siamo andati nel bosco di via Papini, della Fondazione Tavecchio, a fare il censimento degli alberi e decidere quali tenere e quali abbattere. Perché è proprio vero che prendersi cura di un bosco vuol dire anche togliere, eliminare qualcosa. Infatti già avevano tagliato gli ailanti, che sono degli alberi infestanti e colonizzanti perché le loro radici secernono delle sostanze chimiche che impediscono ad altri alberi di attechire; e ora li devono estirpare completamente per bonificare tutto il terreno. Gli altri alberi erano robinie e ciliegi selvatici. Con la guida di un’agronoma abbiamo imparato a distinguere gli alberi, misurarli, controllare lo stato di salute e poi decidere, sulla base di diversi criteri, se e quali erano da abbattere. Tra qualche settimana torneremo a togliere l’edera che si è abbarbicata intorno alla maggior parte degli alberi. Infatti il sottobosco era così fitto, e gli alberi anche così vicini, che l’edera poteva crescere solo attorno agli alberi.

Il nuovo bosco, che non so quando ma spero proprio di poter vedere, sarà ordinato, ci si potrà camminare e pure sedere a leggere un libro.

Ho anche un bel ricordo, sul tema degli alberi. Con la mia famiglia affittavamo per l’estate una casa a Cortina, nella piccola frazione di Alverà. Dietro la casa passava un torrente, il Bigontina, con degli argini di fango che periodicamente crollavano. Mio padre propose allora di piantare un bosco, dicendo che le radici avrebbero reso fermi gli argini. I proprietari della casa avevano accettato entusiasti, mentre i vicini, sempre un po’ diffidenti di turisti come mio padre che non faceva il turisti, dissero che il bosco avrebbe fatto ombra alla casa. E i proprietari, che erano delle signore non più giovani, dissero che quando gli alberi sarebbero stati abbastanza grandi da fare ombra alla casa, loro sarebbero state all’ombra di ben altri alberi. Io e i miei fratelli eravamo bambini, e così qualche anno fa quando sono passata da Cortina sono andata a vedere “il bosco di nonno Paolo”, come l’abbiamo chiamato. Che è bello rigoglioso e sfulgente. E penso che è molto bello aver potuto lasciare qualcosa che resta, come un bosco. E che sono stati saggi e lungimiranti, i nostri padroni di casa, a lasciar parlare i vicini e far costruire quel bosco.

Ecco, gli alberi e i boschi, che vivono ben oltre ognuno di noi, hanno anche tante storie da raccontare. Anche per questo sono preziosi.

Buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com e GreyPanthers.it

2 pensieri su “Di cosa parliamo quando parliamo di alberi

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