Il grande ritorno degli orologi da polso

La casualità ha una grande parte nella nostra vita. Mai ci è stato chiaro come in questo momento, in cui un virus sembrerebbe non troppo letale ha creato una confusione enorme, dentro la quale ognuno di noi si muove come sa e come può.

E in questa casualità mi sono imbattuta in un articolo sugli orologi e il loro ritornare di moda. Siccome non avevo tanto bene idea di cosa scrivere oggi, il tema degli orologi mi è sembrato perfetto.

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Chi mi segue su Chic After Fifty sa che ho qualche orologio di famiglia che amo molto, e che nonostante anch’io abbia il cellulare, che anzi ne ho due, e ho pure un iPad e sono anche sempre davanti a un computer, porto sempre l’orologio al polso e lo consulto anche e quando mi capita di dimenticarlo mi sento che mi manca qualcosa. Ogni tanto porto anche l’orologio da taschino di mio padre come collana.

L’articolo parte da una frase dello scrittore Gary Shteyngart, di cui ho letto un paio di cose molto brillanti e a tratti esilaranti, il quale, dopo l’elezione di Donald Trump, scrisse in un articolo del  New Yorker   “In una società crudele e senza speranza, il particolare e il microscopico sono le uniche cose che riescono a essere ancora affidabili”.

E il meccanismo particolare e microscopico di un orologio, che sia meccanico o automatico o anche al quarzo, è una magia che io trovo sempre sorprendente. Per non parlare dell’estetica. Ci sono orologi di una bellezza assoluta, ce ne sono di imbelliti dalla patina del tempo. Ci sono gli orologi di plastica colorata, grandi e piccoli, vivaci, divertenti, leggeri. Se ci penso, ho avuto tantissimi orologi, e alcuni non so neanche bene come siano spariti. In particolare mi ricordo i  sovietici Raketa, grossi, pesanti e molto iconici, che ora sono supervintage da intenditori. Poi ne avevo uno un po’ bombato con dentro un piccolo areo che segnava l’ora con la punta. Quello si è rotto, a un certo punto, me lo ricordo, mi era dispiaciuto molto.

Ora che sono una signora after fifty tendo a portare orologi seri, soprattutto perché mi piace portare l’orologio della zia, quello della mamma, quello di papà. Li alterno, perché mi piacciono molto tutti!

E insomma penso che anche se per guardare che ore sono abbiamo molte alternative, niente può pareggiare l’eleganza e lo chic dell’orologio da polso, la bellezza del gesto di guardare l’orologio, le piccole attenzioni di manutenzione che gli orologi, soprattutto quelli meccanici, richiedono. Sono tutti esercizi di cura che fanno benissimo.

Del resto anche la Apple ha fatto l’Apple Watch, che non è proprio un orologio ma si porta al polso…

Buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com e GreyPanthers.it

 

 

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