Caro 2020, che cosa ci stai dicendo?

Un po’ complesso per me oggi scrivere un articolo che parli di mostre, di eventi, di cosa accade in città, di scarpe o di divertimenti. Cosa sta accadendo in città lo vediamo tutti, non ho bisogno di venirvelo a raccontare io.

Ma voglio collegami ad un mio post pubblicato sul mio profilo facebook qualche giorno fa: “dopo ogni crisi (personale o globale), la rinascita. Chi ha già avuto questa esperienza sa di cosa parlo. Cogliamo questa crisi come una opportunità”.

Non ho mai capito perchè un cellulare debba costare anche 1200€, e non venitemi a dire che la materia prima o la mano d’opera è costosa, perchè non è vero. Il motivo non lo cerco nemmeno nelle spese di campagne pubblicitarie e affini.

È questo che ci vuoi dire caro 2020? Questa epidemia ci sta facendo male e ci sta destabilizzando emotivamente. Su questo non ci sono dubbi. Non sarò io a dirvi cosa sia il coronavirus, cosa fare e come comportarsi in un periodo così oscuro. Ma posso solo suggerire di cogliere al volo questa opportunità per fare un po’ di introspezione, per cambiare stile di vita anche se in realtà sta forzatamente accadendo.

Questa crema per il viso antirughe costa 526,50€. Ma perchè se gli stessi principi attivi li trovo nelle altre da 10€ al supermercato?

Stiamo riscoprendo alcuni aspetti della nostra esistenza di esseri umani “silenziati” dalla ansiosa corsa nella quotidianità. Stiamo riscoprendo che è molto meglio pensare più a noi stessi e alle persone a noi vicine che alla frivolezza.

Mi ha stupito positivamente l’atteggiamento globale che accomuna tutti i popoli. Ci stiamo accorgendo che alla fine siamo tutti uguali e nella stessa barca; beh sì, poi c’è sempre qualche stupido un po’ troppo allegrotto che fa orrende battute, vignette o filmati (tipo i francesi con la pizza o gli argentini con gli spaghetti), quando gli converrebbe tacere. Ma alla fine siamo tutti qui.

Forse smetteremo di comprare moda usa e getta, oppure ne avremo più cura e ripareremo gli strappi con ago e filo?

Abbiamo riscoperto, o scoperto, un modo diverso di lavorare: il tele lavoro. Pure le lauree e le lezioni via Skype. In fin dei conti siamo fortunati ad avere dalla nostra parte la tecnologia. E come potete vedere internet unisce un capo del mondo all’altro, basta una chat o una video chiamata.

Ecco la moda del 2020. Forse avremo più rispetto di noi stessi e andremo in giro vestiti un po’ meglio senza sembrare dei pagliacci?

Abbiamo scoperto quante cose si possono fare stando a casa in attesa. Ecco, pensateci, siamo tutti un po’ in sospensione, aspettiamo il susseguirsi degli avvenimenti, le notizie su quanti casi oggi e quanti posti letti avanzano in rianimazione negli ospedali mentre dobbiamo continuare comunque a gestire la nostra quotidianità, ma in maniera completamente e obbligatoriamente diversa. Quante cose sono cambiate già solo per noi italiani in 2 settimane?

La situazione è grave, c’è poco da dire. Ma non è nemmeno la prima volta che accade, solo che noi esseri umani di questa generazione non ne abbiamo memoria. Quanto successo in passato non è entrato a far parte del nostro imprinting e istinto di sopravvivenza. Fateci caso, abbiamo bisogno dell'”altro” che ci deve dire cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci. In fin dei conti abbiamo una classe politica molto giovane, che non ha una memoria in archivio di quello che fu fatto in passato in situazioni simili.

Lo leggete, a destra, il prezzo di questa borsa in vimini fatta a mano? Ma vi pare possibile? E chi se la potrà più permettere? Solo uno dei soliti ricchi russi, cinesi o coreani? Quali?

Eppure prima di questa ci sono state altre importanti epidemie durante il secolo scorso. Abbiamo avuto l’influenza spagnola nel 1918/19, la asiatica nel 1959 l’influenza di Hong Kong nel 1968/69 e dal 1981 lottiamo contro l’AIDS. Milioni di morti per virus in 100 anni. Cosa ci avranno insegnato questi eventi a noi di questa generazione? Che memoria ne abbiamo? Io personalmente non ne ho più nessuna, non posso chiedere ai miei genitori o ai miei nonni perchè non ci sono più da decenni. Forse gli anziani ne hanno e magari sanno anche come comportarsi, e immagino sappiano bene che non serve a nulla avere atteggiamenti folli, eccessivi, o fuori controllo come è accaduto all’inizio di settimana scorsa. Ma ditemi, glielo abbiamo chiesto?

La truffa. Siamo riusciti a farci fregare dal solito furbo che specula sulle disgrazie e approfitta della ingenuità di certe persone.

Forse è questo che il 2020 ci vuole dire? Di imparare che non esistiamo solo noi e che altro può avere la meglio su di noi? Così microscopico ci ha in pugno e ci comanda a bacchetta portandoci in una direzione di vita completamente diversa da quella che era fino a poco più di 2 mesi fa.

Abbiamo i movimenti limitati e tutto è ridimensionato. Trascorrono giornate surreali, ovattate, come in sospensione e tutto procede più lentamente. A parte i soliti orrendi e ingiustificati fenomeni di razzismo, dettati dalla stupidità e dalla ignoranza, stiamo cominciando ad avere più consapevolezza di noi stessi e degli altri. Quante volte in questi giorni mi sono sentita dire da persone che ci tengono a me “come stai, come va?”.

Venezia avrà camere negli alberghi con prezzi più a portata di tutti, visto che i turisti ricchi russi, cinesi o coreani non verranno più o saranno molti meno di prima? E gli italiani finalmente ricominceranno a viaggiare nel loro paese?

Quante volte in questi giorni abbiamo teso l’orecchio verso il muro confinante con il nostro vicino per sapere se c’è, cosa sta facendo, se respira. Quanto spesso abbiamo guardato di sott’occhi qualcuno camminare vicino a noi o salire sull’autobus accanto a noi per capire se sta bene oppure no?

Detto questo, quello che intendo è cogliamo questa situazione come una opportunità. Una opportunità di reale cambiamento di stile di vita, di sostegno del prossimo, di riconoscimento di quello che abbiamo come singoli e nella comunità. Ho sentito dire, ma lo penso da giorni, che sarebbe più utile passare le vacanze in Italia invece del solito viaggio all’estero. E io aggiungo, molti negozi dei nostri amici cinesi sono chiusi da giorni, ed ecco l’opportunità di fare acquisti dai negozianti italiani. Spariranno i negozi gestiti da orientali e riapriranno quelli di italiani? Ritorneranno gli artigiani? E un po’ più in grande, le aziende italiane torneranno a produrre in Italia? Magari produrranno altro pensando alla reale utilità, e finalmente non vedremo più in giro il superfluo oppure, cosa a cui auspico veramente, non vedremo più in giro oggetti esageratamente e ingiustificatamente costosi?

Sarà questa l’occasione buona di riavere nuovamente il rigoroso essenzialismo e il purismo coniugato in tutto, nella sua migliore e semplice forma, colore, stile e utilizzo?

Sarà la volta buona che non vedremo più in giro fashion obbrobri? la Fast fashion autodistruggente sparirà? Arriveremo nuovamente ad avere più cura di quanto possediamo, senza sprecare nè sperperare?

Caro 2020, è questo che ci stai dicendo?

3 pensieri su “Caro 2020, che cosa ci stai dicendo?

  1. Molto bello questo tuo pezzo, Verde! Concordo che le crisi ci mettono di fronte ai fondamentali dell’esistenza, e di sicuro stanno facendo emergere grandi meschinità e grandi valori, a seconda di quello che abbiamo coltivato dentro di noi. E credo anch’io che rinasceremo diversi… vedremo come!

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